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Rimane gravemente ferito in un incidente stradale, entra in coma e resta a lungo sospeso tra la vita e la morte. Il responso dei medici non lascia troppe speranze, ma quando tutto sembra ormai perduto, William si sveglia dal coma e torna a vivere. Oggi ha 34 anni, abita ad Ancona con i genitori e aiuta il padre nella sua attività lavorativa. Lotta ogni giorno per riavere una vita normale e il più possibile autosufficiente. Ma le difficoltà da affrontare sono tante, perché di quel drammatico evento William porta ancora i segni e le cicatrici, anche quelle invisibili, che rimangono nascoste dentro al cuore.

 

 

Sono passati quasi quattro anni dall’incidente. Era il 14 marzo del 2004 e William stava tornando a casa in macchina dopo una serata passata in compagnia degli amici. Viaggiava a bordo di una Citroen Saxo insieme ad altri due ragazzi, di cui uno alla guida del mezzo. Ad un tratto, in prossimità di Senigallia, un’altra auto esce da una via secondaria, e nel tentativo di immettersi sulla strada principale, va a tamponare la parte posteriore della Citroen.
La vettura, in seguito all’urto, gira più volte su se stessa e va a schiantarsi contro un’altra automobile proveniente dall’opposta corsia di marcia.
L’impatto è violentissimo. Le auto si accartocciano, intrappolando gli occupanti. E quando i vigili del fuoco riescono a liberare i corpi dei ragazzi, le condizioni di William appaiono subito disperate. Viene trasportato all’ospedale di Senigallia, poi trasferito d’urgenza al nosocomio regionale delle Torrette, dove viene ricoverato in prognosi riservata. Ha il bacino rotto, il diaframma e un polmone lesionati, diverse fratture alla scatola cranica. Entra in coma, e il primario del reparto di rianimazione non dà speranze alla famiglia. Dopo un mese di degenza viene trasferito all’Istituto Santo Stefano, a Porto Potenza Picena.
La situazione rimane drammatica. Ma un mese dopo accade l’imprevedibile: negli occhi di William si intravede una luce diversa, il suo sguardo torna a ravvivarsi.
E’ il primo segnale del risveglio. La fine del coma, ma anche l’inizio di un nuova odissea, fatta di piccole conquiste quotidiane. La strada verso il completo recupero è lunga, incerta e faticosa.
Passerà ancora molto tempo prima che William riprenda a parlare; servirà una lunga riabilitazione (oltre 4 mesi) per riattivare i muscoli del corpo, rimasti a lungo a riposo, e per riprendere una minima attività motoria. Ma alla fine riuscirà di nuovo a camminare, prima con l’ausilio di un tripiede, poi con l’aiuto dei genitori.
I suoi problemi però non sono soltanto di natura fisica. William fa fatica a relazionarsi con gli altri, a reinserirsi nella società.
Non ama i luoghi troppo affollati, evita con cura i centri commerciali e le vie del centro. Si sente osservato e ha paura di essere giudicato. Preferisce i silenzi del lungomare tra Marcelli e Numana, dove ama fare lunghe passeggiate in compagnia del padre Mauro.
Ma riempire le giornate non è sempre facile. Prima dell’incidente William era una persona indipendente, dinamica, uno spirito libero.
Ora, per ogni minima esigenza non può fare a meno della sua famiglia. E questo lo mette a disagio. “A volte ha dei momenti di rabbia – spiega il padre Mauro – attimi in cui diventa aggressivo e sembra avercela col mondo intero”.
Gli amici nel frattempo si sono allontanati.
Subito dopo l’incidente andavano spesso a fargli visita, prima in ospedale e poi a casa, ma con il tempo gli incontri sono diventati meno frequenti. Alcuni di loro si sono sposati, ognuno ormai ha la sua vita.
E William si è ritrovato solo, con le sue ansie e le sue aspettative, le speranze e le delusioni. Aveva iniziato a frequentare un laboratorio di mestieri a Collemarino, ma non è riuscito a integrarsi con gli altri ragazzi ospiti, molti dei quali portatori di handicap con problematiche e storie diverse dalla sua. Sono rimasti solo i genitori a fargli compagnia. Spesso, però, anche loro si sentono soli, abbandonati da tutti.
La loro vita è stata completamente rivoluzionata, il tempo libero azzerato, ogni energia viene ora convogliata su William.
Sono alle prese con ostacoli sempre nuovi e devono scontrarsi spesso contro un muro di gomma. “Abbiamo chiesto un posto auto vicino casa riservato ai portatori di handicap – racconta il padre Mauro –. Lo abbiamo ottenuto dopo molto tempo e con molti sforzi. La verità è che i ragazzi come William sono un peso per le istituzioni”. Tutto grava sulle spalle delle famiglie e la preoccupazione dei genitori è sempre la stessa: “che ne sarà dei nostri figli – si domandano – quando non ci saremo più noi?”. Una società civile non può permettersi di chiudere gli occhi.

 
Diego Gallina Fiorini

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